Gonfiore Addominale e Dieta FODMAP

I disturbi gastrointestinali associati ad alterazione dell’alvo (diarrea o stitichezza), meteorismo e tensione addominale possono causare un malessere generale rendendo faticose le attività quotidiane e peggiorando la qualità della vita. 

In alcune situazioni patologiche nelle quali i soggetti sono particolarmente sensibili, questi sintomi sono ancora più evidenti e fastidiosi, come nell’endometriosi, nella PCOS (sindrome dell’ovaio policistico) e nella IBS (sindrome del colon irritabile).

Le cause che possono aumentare i fastidi sono:

  • stress
  • alimentazione
  • stile di vita scorretto
  • disbiosi intestinale

Gli alimenti che sono coinvolti maggiormente in questi disturbi gastrointestinali sono il glutine, il lattosio ed i FODMAPs. 

I FODMAPs

Tra gli alimenti maggiormente coinvolti nelle alterazioni gastrointestinali ci sono i FODMAP, acronimo di Fermentable Oligosaccharides Monosaccharides and Polyol.

I FODMAP sono dei carboidrati a corta catena che se si accumulano nel colon, richiamano acqua nel lume intestinale e fermentano con produzione eccessiva di gas causando distensione (ovvero la “pancia gonfia”), dolori addominali e diminuita consistenza delle feci (stipsi).

Fanno parte dei FODMAPs:

  • i FOS (frutto-oligosaccaridi) che si trovano, ad esempio, nella cipolla, nei carciofi e nella cicoria 
  • i GOS (galatto-oligosaccaridi) che si trovano, ad esempio, nei legumi 
  • i disaccaridi (lattosio) che si trovano nel latte e nei latticini a eccezione dei formaggi stagionati
  • i polioli (zuccheri) che sono contenuti nei dolcificanti artificiali come il mannitolo ed il sorbitolo 
  • il fruttosio che è contenuto in quantità maggiore nel miele e nella frutta come pere, mele e albicocche 

Quando i FODMAP sono introdotti nella giusta quantità e nella maggior parte dei soggetti, questi alimenti sono utili al nostro microbiota intestinale.

Infatti, i FODMAPs fungono da prebiotici stimolando la produzione di ceppi batterici (in particolare i bifidobatteri) che favoriscono la funzionalità intestinale in caso di stipsi, regolano la stimolazione del sistema immunitario e mantengono compatta la barriera intestinale.

Quando invece si assumono in quantità eccessiva oppure nei soggetti particolarmente sensibili e predisposti, gli effetti dopo assunzione dei FODMAP sono avversi provocando la sintomatologia descritta in precedenza.

Diversi studi hanno evidenziato ad esempio un miglioramento dei disturbi in soggetti sofferenti di sindrome del colon irritabile (IBS) eliminando dalla dieta questi alimenti. 

La Dieta FODMAP

Il protocollo della Dieta Low FODMAP è stato proposto da alcuni ricercatori per la prima volta presso la Monash University di Sidney nei primi anni 2000 ed è qui che sono state fatti gli studi maggiori sugli effetti di questa dieta sulla riduzione dei sintomi legati alla sindrome del colon irritabile.

Tale approccio si basa su una dieta ad eliminazione e prevede che dopo un periodo di astensione dai FODMAP di 3-6 settimane, in base al miglioramento dei sintomi, vengano reintrodotti in modo programmato e graduale.

In questo modo si riesce ad identificare con più esattezza quale prodotto crea eventualmente maggior disturbo e quindi una volta ristabilito l’equilibrio si può inserire l’alimento in un protocollo alimentare con una certa consapevolezza. 

Essendo un intervento dietetico impegnativo, la dieta FODMAP non deve essere fatta in autonomia, ma ha bisogno di essere supportata da un Nutrizionista.

Il professionista deve seguire e educare il paziente sia nella fase di eliminazione degli alimenti sia nella fase di re-introduzione allo scopo di far raggiungere uno stato di benessere intestinale ed evitare eventuali deficit nutrizionali possibili in una dieta ad eliminazione non controllata.

Bibliografia

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